Galleria Comunale di Grosseto "P.PASCUCCI" - Febbraio1987

 

presentazione di Nicoletta Cardano  

Tra le varie strade che ad ognuno di noi è dato di praticare nel corso dell'esistenza, Germano Paolini ha scelto quella della pittura. L'approccio al "mestiere" di pittore è avvenuto gradualmente, fuori da scherni obbligati. Secondo una storia comune a molti artisti l'iniziale e casuale suggestione per la pittura, segnata da un periodo di sperimentazione da autodidatta, ha assunto progressivamente attraverso la pratica una fisionomia più precisa sino a configurarsi come dimensione privilegiata di una ricerca che è insieme esistenziale ed espressiva. Dedicandosi al lavoro artistico con continuità in quest'ultimo periodo Paolini è giunto ad estrinsecare con sicurezza le proprie qualità pittoriche in un insieme di opere che, presentate per la prima volta in quest'occasione, segnano il suo esordio espositivo.
Si tratta di una serie di dipinti ad olio, prevalentemente paesaggi e poche nature morte, in cui il dato dominante è quello dei colore.
Per Paolini, infatti, dipingere è prima di tutto un fatto istintivo, immediato, collegato alla sfera emozionale, ma anche alla prassi del fare artistico. La pittura è per lui "fare", combinare insieme colori che si espandono liberamente sulla tela, inseguendo frammenti di immagini mentali, sensazioni che affiorano dalla memoria. Dagli accordi cromatici, dalle diverse possibilità di rapporti tonali dipendono il succedersi e il dissolversi delle immagini e viceversa, in un fluire continuo che determina l'esito finale del lavoro.
Alieno da ogni concezione intellettualistica o definizione in termini razionalistici della pittura, Paolini non stabilisce nessuna "architettura" del quadro, non si prefigge altro scopo se non quello del dipingere. Le sue visioni partendo da un dato reale si allargano nello spazio della tela, organizzandosi secondo un impianto coloristico per sovrapposizioni successive intorno alla linea dell'orizzonte, in una continu
a esplorazione delle sconfinate e mutevoli facoltà della immagine pittorica.
Dallo spazio quasi rappreso degli interni con figure (giocatori, uomini al bar, suonatori) protagonisti dei primi quadri dell'artista con accenti più marcatamente espressionistici e toni scuri, il colore dei nuovi lavori sembra liberarsi, aprendosi con pennellate larghe e ariose ad illimitate possibilità espressive.
I paesaggi aperti, le marine, la campagna lungo il fiume, ma anche gli scorci urbani- armoniche fusioni di frammenti di città viste, pensate o anche solo sognate- consentono la libera espansione dei colore, favoriscono una dimensione emotiva ed individuale.
Nel dedicarsi alla pittura Paolini ha sempre cercato con vivace curiosità di imparare dai grandi maestri, attingendo dai maggiori momenti e personalità della storia dell'arte, studiando ed amando vicende artistiche a noi più vicine come quelle della pittura della Scuola Romana degli anni'30. Altre suggestioni sembrano essere presenti, assorbite forse non in modo diretto ma inconsciamente, come quella di Turner, e della pittura di paesaggio tra otto e novecento.
Sembra lecito a questo punto aspettarsi che Paolini proseguendo nella sua ricerca della buona pittura giunga all'individuazione di altri e sconfinati paesaggi interiori.