Galleria di Palazzo Patrizi - Comune di Siena 1995

 

Ritratto di una città

di Mario De Micheli

Praga: chi vi è stato ne conserva un ricordo profondo, quasi una sorta di permanente nostalgia. Senza dubbio non è soltanto il fascino della città, è qualcosa di più: qualcosa che agisce nei meccanismi della memoria, insieme con tanti altri motivi di persuasione culturale tante altre impressioni di storia e tante personali emozioni. È davvero difficile spiegarne le ragioni.
Pare tuttavia che vi sia riuscito Germano Paolini, almeno a guardare i quadri, gli acquarelli e i disegni che vi ha eseguito due anni fa. Pare cioè ch'egli sia riuscito a percepire e registrare gli echi affioranti della città, le sue voci sommesse, il suo incanto e la seduzione, persino i fantasmi che vanno in giro la notte: una Praga ricca di vibrazioni segrete, ch'egli ha dipinto discendendo dalla collina del Castello, percorrendo le sue strade e attraversando i suoi ponti.
A Paolini piace viaggiare, ama mutare il paesaggio dei suoi incontri, le città e i paesi dove posare gli occhi per la prima volta, dove la sorpresa favorisce l'occasione di un motivo diverso. Praga tuttavia, nella serie di tali occasioni, è andata assumendo subito il carattere di un'interiore rivelazione, quasi la scoperta, nella sua cerchia urbana, di una meraviglia da interpretare nelle sue qualità d'immagine.
È dunque cosi che sono andate le cose. Paolini è riuscito ad ascoltare il respiro della città, se ne è lasciato penetrare, indovinando i momenti magicamente più intensi. Talvolta la veduta è distesa, si allontana sino all'orizzonte, sotto un cielo alto e tenero che vi si adagia di sopra; talaltra invece è ravvicinata, con le case dai tetti rossi, le cupole e i campanili in primo piano. Ma sono le piazze che inducono volentieri Paolini a sostare, soprattutto le antiche piazze illustri come quella di Stare Mesto, ch'egli ha dipinto in più versioni, anche in versione notturna, col monumento centrale al buio, e una fila di fantomatici palazzi illuminati come per il lampo di un flash.
Sono tuttavia i ponti sopra la Moldava, che attraversa Praga con un lento e calmo fluire, ad attirare lo sguardo di Paolini. Accade ch'egli, in prospettiva, ne dipinga anche un'infilata che si perde lontano, ma è particolarmente il Ponte Carlo a godere della sua attenzione. Egli, infatti, lo rappresenta ripetutamente, ora visto guardando verso la Torre, ora contemplato dall'isola di Strelecký e ora, considerato in tutta l'ampiezza dei suoi archi, nella visione che, nottetempo, gli accende intorno innumerevoli luci sia lungo le spallette, sia nei riflessi spalpebranti del fiume.
Il racconto di Praga, che Paolini fa con le sue opere, è anche più fitto e circostanziato di quello che ho descritto sin qui. È anche un racconto che si sofferma su particolari dettagli, su angoli ignoti, sulla campagna e sui paesi che la circondano. È il tono e l'emozione che non mutano. Il rapporto ch'egli ha instaurato con questa città ha mantenuto il fervore e la fantasia iniziali. Paolini, in nessun momento della sua traduzione in immagini di ciò che ha provato aggirandosi per ogni luogo, ha mai tradito l'impulso delle prime emozioni.
Nei suoi quadri insomma, nei suoi acquarelli nei suoi disegni, Praga è Praga, non è una città deformata espressionisticamente, inventata secondo gli arbitrii di comodo di tante facili trasfigurazioni. Egli cioè ha dipinto e disegnato questa città nella sua giusta fisionomia, dove è riconoscibile ogni aspetto, ogni profilo, ogni suo angolo. Ma questa era la condizione fondamentale perchè Praga risultasse autentica, perchè il suo finissimo e raro fascino fosse salvo. Merito di Paolini è dunque quello di averlo capito e di aver trovato la giusta sintonia per dare alle immagini che ha dipinto l'accento indubitabile della verità.