Galleria "Il Tridente" - Grosseto 1991

In viaggio verso Cottbus

di Nicoletta Cardano

Capovolgendo l'itinerario classico che nella tradizione della pittura spingeva gli artisti europei verso l'Italia, Germano Paolini è recentemente partito alla volta di Cottbus. Nella nostra epoca, caratterizzata dal proliferare di immagini ed informazioni, la dimensione del viaggio non ha necessariamente nella carriera di un artista il valore di un imprescindibile momento formativo. Tuttavia è innegabile che nel pur breve spostamento verso la Germania, per esporre, secondo una curiosa coincidenza, proprio nella città natale di Karl Blechen - uno dei tanti pittori tedeschi che proprio dal soggiorno in Italia traggono ispirazione - Paolini abbia vissuto non solo nella sua dimensione creativa, quanto in quella esistenziale, un momento di pausa, di riflessione, trovando al tempo stesso occasione e stimolo per nuove acquisizioni, conoscenze di altri paesaggi e anche ampliamento di orizzonti interiori.

Durante il viaggio tutti i mezzi di registrazione delle immagini e del vissuto sono stati attivati, come strumenti indispensabili per la compilazione di un diario: l'uso della macchina fotografica e anche del notes di appunti, ma soprattutto una sbrigliate volontà di 'tenere a mente", di annotare nella memoria tutto quanto colpiva la sfera percettiva ed emozionale: la fisionomia dei paesaggio naturale e urbano, ma anche l'evidenza di una sofferta trasformazione storica e sociale avviata in Germania orientale dopo i recenti e traumatici cambiamenti. Tutto questo materiale ha dato luogo alle opere presentate in mostra, realizzate quasi di getto nel momento del ritorno a Grosseto, come naturale sbocco del patrimonio visivo ed emotivo acquisito, quasi una liberazione di immagini.

Probabilmente i compagni di viaggio di Paolini riconosceranno nei quadri dell'artista momenti diversi del percorso, paesaggi, situazioni, personaggi reali, ed è ugualmente possibile trovare la matrice delle immagini dipinte nelle foto scattate ed usate come base di lavoro. Quello che viceversa è impossibile, dato il procedimento creativo di Paolini, è ricostruire il nesso logico, la ricomposizione mentale dell'immagine che solo il rivivere l'esperienza potrebbe far penetrare. Il legame sottile che collega gli elementi dell'immagine è in altri termini dovuto al ricordo e alla rielaborazione delle emozioni e delle percezioni vissute, e ancora alla pennellata che tutto ciò registra. I quadri di Paoliní diventano così visioni, che lasciano intravedere tutto ciò che eccede dalla semplice esperienza percettiva e che rimandano ad una realtà interiore che urge e si affaccia nella rappresentazione.

La ricerca sul paesaggio che Paolini ha portato avanti da alcuni anni a questa parte trova nei paesaggi del viaggio a Cottbus una nuova applicazione, quasi a testimoniare la riprova di un metodo espressivo oramai acquisito e consolidato, che ha come campo d'indagíne non soltanto il paesaggio naturale, ma può comprendere l'intera sfera esistenziale. Accanto agli scorci di paesaggio "Sulla strada di Cottbus", dove il taglio e l'architettura delle nuvole ricostruite con l'occhio della mente rimandano alle vedute maremmane, compaiono le visioni delle città (Dresda, Meissen), ríelaborate dal vero e non più frutto solo di ricomposizioni di fantasia come nelle città esposte alla personale di Grosseto nel 1987; e ancora una "Porta di Brandenburgo' dove nell'effetto volutamente forzato da immagine turistica, da cartolina, viene fuori lo spaesamento di fronte alla nuova situazione storica, in cui l'eliminazione dei vecchi e sofferti simboli lascia comunque il posto ad angosciose perplessità sul futuro.

Compare infine la figura: nel quadro centrale della mostra "La cena da Günther" sono ritratti nello studio dei pittore Günther Rechn gli amici italiani e tedeschi con cui l'esperienza del viaggio si è consumata. La tela sul cavalletto allude al quadro presentato quest'anno dallo stesso Rechn alla mostra allestita dalla Primavera Maremmana, iniziale motivo per l'occasione del viaggio. È questo della fígura un rítomo alla primitiva produzione dell'artista, del momento della sua formazione, caratterizzata da raffigurazioni di giocatori o suonatori con colori molto scuri e corposi. Qui la pittura è estremamente ariosa, con effetti di velatura e guizzi di colore che risentono di tutta l'esperienza sul paesaggio. Ma anche qui malgrado la partenza sia dalla realtà, l'intenzione e la realizzazione vanno verso il racconto in immagini. La consapevolezza della fragilità e dell'inquietudine della dimensione esistenziale, che si intuisce anche nei paesaggi, trova espressione in questa raffigurazione pacata e intensa, che restituisce l'armonia dell'incontro e la fiducia nei valori umani della comunicazione, e dove l'amore della vita sembra avvolgere non senza nostalgia personaggi e oggetti.

Il viaggio a Cottbus si rivela tappa di quel percorso ideale dell'esistenza, che è ricerca interiore di una sorridente armonia quotidiana.