Germano Paolini - Viaggio a Verona



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Galleria Dusié
Via XX Settembre, 121/123
San Martino Buon Albergo (Verona)

dal 3 Aprile all'8 Maggio 2004

 

 

Piazza erbe  cm. 100x150

"Piazza Erbe"    cm. 100 x 150

"Prime luci" cm. 40 x 55    "Notturno" cm. 100x150    "Castel S. Pietro" cm. 50x100      "Ponte della Vittoria" cm. 30x40    "Mattino a Caldiero" cm. 30x40

"Case sull'Adige" cm. 30x40    "Duomo" cm. 30x40    "Salita a Castel S. Pietro" cm. 40x50

"Trittico di S.Zeno"  cm. 210 x 70



Viaggio a Verona


Dopo la visitazione pittorica di grandi capitali come Praga (1995) e Roma (2000, concretizzatasi in mostre personali tenutesi in varie sedi e nella capitale, Germano Paolini (pittore nato a Brescia nel 1950 ma residente e operante a Grosseto dal 1967, assai noto ed apprezzato per le sue tele ispirate alla Maremma, esposte in Germania e negli Stati Uniti) è approdato in riva all'Adige per compiere un viaggio attraverso le bellezze paesaggistiche e architettoniche di Verona e dintorni. Nelle tappe di questo percorso, cosi come testimoniano le sue tele, sembra quasi che egli sia stato accompagnato da un amico veronese che gli abbia mostrato i luoghi più frequentati della tradizione figurativa scaligera, quelli appartenuti, tanto per intenderci, ai Trentini, a Farina, a Zamboni o a Semeghini: dal ponte Pietra a piazza delle Erbe, al colle di S. Pietro, a Castelvecchio, al Duomo, alle Arche Scaligere fino alle colline circostanti la città e alle ville patrizie della provincia.
In queste tele Verona appare come un luogo di significativa bellezza, nella cui scenografia si colgono elementi storico-artistici di grande valore. I soggetti più tradizionalmente pittorici vengono letti secondo una nuova interpretazione, che si realizza attraverso colori decisi e carichi di espressione, piani costruttivi scanditi da una vigorosa alternanza di chiaro scuri, da accensioni di luce che trasformano le immagini in visioni (di particolare suggestione quelle notturne). Quello del Paolini appare come uno sguardo riservato ma indagatore, che sa rielaborare le immagini secondo personali e interiori impressioni, spaziando dall'ampia veduta fino al particolare. Il disegno che delinea solide strutture deriva dalla severa tradizione toscana. I cieli, i colori delle architetture e le tinte dei paesaggi non sono quelli della tradizione veneta, ma appartengono alla personale tavolozza del pittore.
Vorrei richiamare l'attenzione dei visitatori di questa significativa personale dell'artista toscano sul quadro che rappresenta uno dei luoghi simbolo di Verona, piazza delle Erbe, che è stata in questi ultimi anni argomento di accesa discussione fra i cittadini per una sua definitiva sistemazione. Mi sembra che la lettura estetica della piazza proposta da questo artista "forestiero", sia assai significativa: sul tradizionale scenario architettonico di fondo ( palazzo Maffei, le case Mazzanti, la torre del Gardello), in una visione centrale scandita da un'alternanza discreta di luce ed ombra, su un sapiente primo piano campeggiano in uno spazio vuoto tre monumenti accesi da una intensa luce chiara: la mole della Berlina, la fontana di Madonna Verona e la snella colonna di S. Marco. La loro severa monumentalità, esaltata dal colore, sembra richiamarci alla valorizzazione e alla contemplazione architettonica di una scena creata dalla storia, della quale dobbiamo essere gelosi custodi.
Con la stessa reverenziale emozione lo sguardo del pittore sembra essersi posato sugli altri luoghi e monumenti della città, con una resa pittorica che sa esaltarne i valori formali e sostanziali, continuando quel suo viaggio personale che, dalla Maremma l'ha condotto a Praga, a Cottbus (Germania), a Roma, per farlo approdare nella scaligera urbs picta .


Verona, 3 marzo 2004

 

Franco Casati

 

 

 

 



  

 

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